Pesce nella dieta BARF del cane

Pesce nella dieta BARF del cane
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Pesce nella dieta BARF del cane: quando usarlo, quale scegliere e quali attenzioni avere

Nel piano BARF del cane il pesce può essere un’integrazione interessante alla carne muscolare, ma non dovrebbe essere inserito in modo casuale o abbondante.

Il pesce non è un “riempitivo”. È una scelta nutrizionale precisa: può apportare nutrienti utili, ma richiede attenzione nella scelta della specie, nella quantità, nella provenienza e nel modo in cui viene somministrato.

Il punto chiave: nella BARF non conta solo aggiungere ingredienti. Conta sapere perché li stiamo usando.
Valore nutrizionale Proteine, vitamina D, iodio e omega-3 possono rendere il pesce interessante.
Uso moderato Il pesce va inserito con misura, senza sbilanciare il piano alimentare.
Scelta consapevole Specie, provenienza e sicurezza fanno la differenza.

Il ruolo del pesce in una dieta BARF

Alcune varietà di pesce forniscono proteine di alto valore biologico e possono contenere, rispetto alla carne muscolare, quantità più elevate di:

  • vitamina A
  • vitamina D
  • sodio
  • iodio
  • acidi grassi omega-3

Questo lo rende un alimento interessante, soprattutto quando si vuole arricchire il piano alimentare con nutrienti specifici.

Allo stesso tempo, però, il pesce contiene spesso meno zinco e meno ferro rispetto alla carne muscolare. Questo aspetto va considerato con attenzione, soprattutto nei cani che seguono un’alimentazione poco varia o basata per lungo tempo su pochi alimenti.

Non tutto il pesce ha lo stesso valore nutrizionale

Quando si inserisce il pesce nella dieta BARF del cane, non basta dire “aggiungo del pesce”. La varietà scelta fa una grande differenza.

Se l’obiettivo è contribuire all’apporto di vitamina D, bisogna orientarsi verso pesci realmente ricchi di questa vitamina.

Nel cane, una quota di circa il 15% di pesce ricco di vitamina D, calcolata sulla parte di carne muscolare della razione, può aiutare a garantire un adeguato apporto di vitamina D.

In questo caso è utile scegliere varietà che contengano almeno 15 μg di vitamina D per 100 g.

Pesci più ricchi e meno ricchi di vitamina D

Pesci più ricchi di vitamina D

  • aringa
  • acciuga
  • sardinella
  • trota di lago
  • spratto
  • salmone
  • trota

Pesci con basso contenuto di vitamina D

  • pesci d’acqua dolce
  • merluzzo
  • merlano
  • rombo
  • platessa

I pesci con basso contenuto di vitamina D non sono automaticamente “sbagliati”, ma non sono la scelta più adatta quando l’obiettivo è sostenere l’apporto di vitamina D attraverso il pesce.

Il pesce va usato con misura

Nel piano BARF il pesce dovrebbe essere usato con parsimonia.

Può essere utile, ma non deve diventare una presenza eccessiva o sbilanciare il piano alimentare. Come sempre, conta l’equilibrio complessivo della razione.

Una dieta costruita bene non guarda il singolo ingrediente come se fosse una bacchetta magica. Guarda l’insieme: carne, ossa polpose o fonte di calcio, frattaglie, fibre, grassi, integrazioni e bisogni individuali del cane.

Attenzione alla tiaminasi

Uno degli aspetti più importanti da valutare è la presenza di tiaminasi.

La tiaminasi è un enzima che può interferire con la vitamina B1, chiamata anche tiamina. In caso di alimentazione monotematica o molto ripetitiva, per esempio nei cani allergici che possono mangiare solo pochi alimenti, un consumo frequente di pesci ricchi di tiaminasi può contribuire a una carenza di vitamina B1.

Tra i pesci che possono contenere tiaminasi troviamo:

  • aringa
  • sgombro
  • acciughe
  • tonno
  • pesce persico

La tiaminasi si trova soprattutto nelle interiora del pesce e viene inattivata dal calore. Per questo motivo, quando si somministra pesce crudo, la scelta della varietà deve essere più attenta.

Pesce crudo, cottura e sicurezza

Nella dieta BARF il pesce può essere valutato anche crudo, ma non tutte le specie hanno lo stesso profilo di sicurezza.

La cottura inattiva la tiaminasi, ma quando il pesce viene somministrato crudo bisogna considerare:

  • la specie scelta
  • la presenza di tiaminasi
  • la parte del pesce utilizzata
  • la provenienza
  • l’eventuale rischio di contaminanti
  • la frequenza con cui viene inserito nella dieta

Questo vale ancora di più nei cani con allergie o diete molto limitate, dove pochi ingredienti vengono ripetuti spesso.

Salmonidi e rischio Salmon Poisoning

Nei pesci appartenenti alla famiglia dei salmonidi esiste anche un altro aspetto da considerare: il possibile rischio di contaminazione da rickettsie.

Il rischio riguarda in particolare salmone e trota provenienti dal Pacifico nord-occidentale. Questi batteri possono causare una malattia chiamata Salmon Poisoning.

Il congelamento permette di eliminare questo rischio: sono necessarie 3 settimane a -18 °C.
Anguilla cruda: da evitare sempre

L’anguilla cruda non deve essere somministrata al cane.

È un alimento tossico da crudo e non rappresenta una scelta sicura all’interno di un piano BARF.

Inoltre, trattandosi di una specie oggi molto fragile dal punto di vista della conservazione, non è una scelta che consigliamo nel piano BARF.

Anche quando un alimento esiste nella tradizione alimentare umana, questo non significa che sia adatto alla ciotola del cane, soprattutto se parliamo di somministrazione a crudo.

Provenienza del pesce: un criterio importante

Quando scegliamo il pesce, la provenienza conta.

Le acque possono essere contaminate da metalli pesanti, come il mercurio, e da altre sostanze indesiderate. Per questo motivo è importante prestare attenzione all’origine del pesce utilizzato.

Non è solo una questione nutrizionale. È anche una questione di sicurezza.

Acquacoltura o pescato?

Anche il metodo di produzione può influenzare la qualità nutrizionale del pesce.

Il pesce da acquacoltura può avere contenuti nutrizionali inferiori rispetto al pescato, per esempio una minore quantità di acidi grassi omega-3. Inoltre può essere esposto a sostanze indesiderate, come l’etossichina.

Quando possibile, il pesce pescato in natura può rappresentare una scelta migliore, sempre valutando specie, provenienza, sostenibilità e sicurezza.

In sintesi

Il pesce può avere un ruolo utile nella dieta BARF del cane, soprattutto per il suo contenuto di proteine, vitamina D, iodio e omega-3.

Ma non è un alimento da usare senza criterio.

Prima di inserirlo, è importante valutare:

  • contenuto di vitamina D
  • presenza o meno di tiaminasi
  • quantità inserita nel piano
  • frequenza di somministrazione
  • provenienza
  • rischio di contaminanti
  • metodo di produzione, pescato o acquacoltura
  • sostenibilità della specie scelta
  • eventuali esigenze individuali del cane, come allergie o alimentazioni molto limitate

Nella BARF non conta solo “aggiungere ingredienti”. Conta sapere perché li stiamo usando.

Il pesce può essere prezioso, ma solo se scelto con competenza, inserito con misura e valutato all’interno dell’intero piano alimentare.

📌 Tutti i diritti riservati

Contenuto scritto da Simona M. Wilske, Consulente Certificata BARF per www.barf.it.

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