Calcio, fosforo, acidi grassi ed enzimi: perché il gatto non è un piccolo cane

Calcio, fosforo, acidi grassi ed enzimi: perché il gatto non è un piccolo cane

Quando si parla di alimentazione del gatto, spesso si pensa solo alla quantità di carne, alla qualità delle materie prime o al fatto che il cibo sia crudo, cotto o umido.

Tutti aspetti importanti, certo. Ma per nutrire davvero un gatto in modo corretto bisogna guardare anche più in profondità: ai rapporti tra minerali, agli acidi grassi essenziali e al particolare metabolismo felino.

Il gatto è un carnivoro stretto e il suo organismo funziona secondo regole molto precise. Alcune sostanze non riesce a produrle da solo, altre le utilizza in modo diverso rispetto ad altri animali, e alcuni enzimi lavorano con un’attività molto ridotta.

Per questo motivo non basta “dare carne”: è necessario capire come comporre un’alimentazione equilibrata, rispettando la fisiologia reale del gatto.

Il rapporto calcio/fosforo: meno complicato di quanto sembri

Uno degli argomenti che crea più confusione nell’alimentazione naturale del gatto è il rapporto tra calcio e fosforo, spesso indicato come rapporto Ca/P.

A prima vista può sembrare un tema tecnico e difficile, quasi un piccolo labirinto di numeri. In realtà il principio è piuttosto semplice: in natura, il gatto si nutre di piccole prede intere. Queste prede contengono carne, ossa, organi, sangue, tessuti e quindi anche minerali in un equilibrio già predisposto dalla natura.

In natura

1:1 - 2:1

Rapporto Ca/P nelle prede, variabile in base a specie ed età.

Valore medio

1,3:1

Un riferimento pratico e sicuro quando si formula la dieta.

Negli animali preda che fanno parte dell’alimentazione naturale del gatto, il rapporto tra calcio e fosforo può variare in base all’età e alla specie della preda. In generale si muove tra 1:1 e 2:1. Il valore medio si colloca intorno a 1,3:1.

Per questo motivo, quando si formula una dieta per il gatto, puntare a un rapporto Ca/P di circa 1,3:1 è considerato un riferimento sicuro.

Da ricordare: il calcio non va osservato da solo. Anche il magnesio entra in relazione con questi minerali.

Un rapporto considerato ottimale tra calcio, fosforo e magnesio è:

Rapporto minerale consigliato

Ca : P : Mg = 1,3 : 1 : 0,06

Questo equilibrio è importante perché i minerali non lavorano mai come elementi isolati. Nell’organismo interagiscono tra loro e un eccesso o una carenza può influenzare anche l’utilizzo degli altri.

Gli oligoelementi: piccoli, ma indispensabili

Accanto ai minerali presenti in quantità maggiori, esistono sostanze necessarie in dosi molto piccole. Sono i cosiddetti oligoelementi.

Il fatto che siano richiesti in quantità minime non significa che siano poco importanti. Al contrario, partecipano a numerose funzioni dell’organismo e contribuiscono al corretto funzionamento di metabolismo, sistema immunitario, enzimi e tessuti.

Gli oligoelementi importanti per il gatto

Ferro Rame Iodio Manganese Zinco Selenio

In una dieta naturale ben costruita, anche questi elementi devono essere considerati. Non è sufficiente guardare solo alle proteine o alla quantità di carne: l’equilibrio minerale complessivo è parte fondamentale della salute del gatto.

Acidi grassi: energia, cervello e infiammazione

Gli acidi grassi sono nutrienti essenziali anche per il gatto. Tra questi, uno dei più importanti è l’acido arachidonico.

Il punto cruciale è che il gatto non è in grado di produrlo autonomamente in quantità adeguata. Per questo deve riceverlo attraverso l’alimentazione.

Quando parliamo di grassi, però, non conta solo “quanto” grasso c’è nel cibo. Conta anche il rapporto tra i diversi tipi di acidi grassi, in particolare tra Omega 6 e Omega 3, indicati anche come n-6 e n-3.

Tipo di carne Rapporto n-6:n-3 Cosa significa
Animali nutriti a erba circa 3:1 Rapporto più favorevole
Animali da allevamento intensivo, spesso nutriti con cereali 20:1 o peggiore Rapporto più sbilanciato verso gli Omega 6

Questo significa che il problema non riguarda solo il fatto che l’alimento sia crudo, cotto o in scatola. Il rapporto tra Omega 6 e Omega 3 dipende prima di tutto da come è stato nutrito l’animale da carne.

Per questo, nell’alimentazione del gatto, spesso è utile aggiungere in modo mirato una fonte di acidi grassi di qualità.

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Perché DHA ed EPA sono così importanti per il gatto

Gli Omega 3 più attivi dal punto di vista biologico sono EPA e DHA.

EPA

Acido eicosapentaenoico.

DHA

Acido docosaesaenoico.

Questi acidi grassi svolgono funzioni importanti nell’organismo, come avviene anche negli altri mammiferi. Nel gatto, però, esiste una particolarità: la capacità di trasformare l’acido alfa-linolenico, ALA, in EPA e DHA è molto limitata.

Il motivo è legato alla bassa attività dell’enzima Δ6-desaturasi. Per questo motivo il gatto non riesce, o riesce solo in minima parte, a ricavare EPA e DHA partendo da fonti vegetali di Omega 3.

In pratica: per il gatto non basta dire “aggiungo una fonte di Omega 3”. Bisogna scegliere una fonte realmente utilizzabile dal suo organismo.

Ecco perché gli oli di origine marina sono particolarmente interessanti nell’alimentazione del gatto.

Anche l’acido arachidonico, appartenente alla famiglia degli Omega 6, è legato a questo stesso principio. A causa della scarsa attività della Δ6-desaturasi, il gatto non converte efficacemente l’acido linoleico in acido arachidonico. Deve quindi assumerlo già pronto attraverso alimenti di origine animale.

Omega 6: non sono “cattivi”, ma serve equilibrio

Gli Omega 6 vengono spesso associati ai processi infiammatori, soprattutto quando sono presenti in eccesso rispetto agli Omega 3. È vero che uno sbilanciamento può favorire un terreno infiammatorio, ma questo non significa che gli Omega 6 siano inutili o dannosi in sé.

Al contrario, sono indispensabili.

Il corpo ha bisogno di acidi grassi essenziali per molte funzioni vitali. Anche il cervello ne contiene una quota elevatissima: circa il 60% è composto da acidi grassi essenziali. Di questi, circa un terzo è rappresentato da Omega 3.

Il punto, quindi, non è eliminare gli Omega 6, ma evitare che siano presenti in proporzione eccessiva rispetto agli Omega 3. Ancora una volta, l’equilibrio è la chiave.

Il metabolismo proteico del gatto lavora sempre ad alta intensità

Un’altra caratteristica fondamentale del gatto riguarda il metabolismo delle proteine.

Molti animali onnivori, quando ricevono meno proteine attraverso l’alimentazione, riescono ad adattarsi. Possono ridurre la degradazione proteica, abbassando l’attività di alcuni enzimi coinvolti nel metabolismo delle proteine, come le aminotransferasi e gli enzimi del ciclo dell’urea. In questo modo possono ricavare più energia dai carboidrati.

Il gatto no.

Nel gatto, i sistemi enzimatici legati al metabolismo proteico rimangono sempre molto attivi. È come se il suo organismo fosse programmato per lavorare costantemente con un elevato apporto proteico.

Questa è una delle ragioni per cui il gatto ha un fabbisogno proteico particolare e non può essere alimentato come un animale onnivoro. Il suo corpo non “rallenta” facilmente il consumo proteico quando le proteine scarseggiano.

Gli enzimi: i piccoli acceleratori della vita

Nel corpo avvengono continuamente reazioni chimiche. Alcune sono legate alla digestione, altre al metabolismo, altre ancora alla produzione e trasformazione di sostanze indispensabili.

Gli enzimi hanno il compito di rendere queste reazioni possibili e molto più veloci. Possiamo immaginarli come acceleratori biologici: senza di loro, molti processi avverrebbero troppo lentamente per sostenere la vita.

Spesso, per funzionare correttamente, un enzima ha bisogno di un coenzima. In molti casi entrano in gioco anche minerali o oligoelementi.

Enzimi digestivi

Coinvolti nella digestione degli alimenti.

Enzimi alimentari

Presenti negli alimenti e legati alla loro natura.

Enzimi metabolici

Partecipano alle trasformazioni interne dell’organismo.

Nel gatto alcuni enzimi hanno caratteristiche particolari o attività molto ridotta. Questo spiega molte delle sue esigenze nutrizionali specifiche.

Tre esempi importanti di enzimi poco attivi nel gatto

1. Δ6-desaturasi

Questo enzima è coinvolto nella trasformazione di alcuni acidi grassi. Nel gatto la sua attività è molto bassa. Di conseguenza, il gatto non riesce a convertire efficacemente l’acido linoleico in acido arachidonico, né l’acido alfa-linolenico, ALA, in DHA ed EPA.

2. 7-deidrocolesterolo-Δ7-reduttasi

Questo enzima è collegato alla produzione di vitamina D attraverso la luce solare. A differenza dell’essere umano, il gatto non riesce a trasformare efficacemente la luce del sole in vitamina D. Anche questo è un punto importante da considerare: il gatto deve ricevere la vitamina D attraverso l’alimentazione.

3. Amilasi

L’amilasi è un enzima digestivo che serve a scindere i carboidrati. Nel gatto, l’attività dell’amilasi è molto ridotta. Questo è perfettamente coerente con la sua natura di carnivoro stretto: il suo apparato digerente non è progettato per basarsi su grandi quantità di carboidrati.

Cosa significa tutto questo nella pratica?

Tutti questi aspetti ci portano a una conclusione semplice ma fondamentale: il gatto ha esigenze nutrizionali molto specifiche.

Non basta scegliere ingredienti “naturali”. Bisogna rispettare il modo in cui il suo corpo funziona.

Un’alimentazione adatta al gatto dovrebbe considerare:

  • un corretto rapporto calcio/fosforo, idealmente intorno a 1,3:1
  • l’equilibrio tra calcio, fosforo e magnesio
  • la presenza di oligoelementi importanti
  • fonti adeguate di acidi grassi essenziali
  • l’apporto di EPA e DHA da fonti animali
  • la necessità di acido arachidonico
  • il fabbisogno proteico elevato e costante
  • la ridotta capacità del gatto di utilizzare grandi quantità di carboidrati
  • l’impossibilità di produrre vitamina D in modo efficace tramite la luce solare

Per completare una dieta naturale, soprattutto quando la carne utilizzata non proviene da animali nutriti a erba o quando si desidera sostenere pelle e pelo, può essere utile integrare un olio ricco di acidi grassi di qualità.

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Aggiungere al pasto BARFERS Olio Omega 3-6-9, seguendo il dosaggio corretto in base al peso dell’animale, può essere un gesto semplice per rendere la dieta più completa e più vicina alle esigenze reali del gatto.

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Il gatto è un animale meravigliosamente specializzato. Il suo organismo non ama le scorciatoie, gli adattamenti forzati o le formule pensate per altre specie.

Nutrire un gatto in modo corretto significa rispettare la sua natura: carnivora, precisa, raffinata e profondamente diversa dalla nostra.

BARF non significa semplicemente “crudo”

La BARF, se ben formulata, può diventare uno strumento prezioso: non perché “crudo” significhi automaticamente “giusto”, ma perché permette di costruire un’alimentazione più vicina alla fisiologia reale del gatto, tenendo conto non solo degli ingredienti, ma anche dei rapporti, delle proporzioni e delle sostanze che il suo corpo sa utilizzare davvero.

📌 Tutti i diritti riservati

Contenuto scritto da Simona M. Wilske, Consulente Certificata BARF per www.barf.it.

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